Tra valli sinuose e antiche strade di campagna, Monsampietro Morico custodisce l’anima più autentica delle Marche: un piccolo borgo che accoglie con la sua storia secolare e il silenzio rassicurante della natura.

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Nel cuore di Monsampietro Morico, in Piazza Roma, si erge la Chiesa di San Michele Arcangelo, un esempio di architettura neoclassica che racconta secoli di storia marchigiana.​ Completata nel 1699, questa chiesa extraurbana rappresenta un unicum nel panorama architettonico locale grazie al suo progetto inusuale dell’architetto molisano Giuseppe Desiato da Agnone, in quanto si distingue per le sue due torri gemelle che fiancheggiano la facciata. La chiesa deve la sua esistenza alla munificenza del canonico Michele Caucci (1622-1702), illustre figlio di Sant’Elpidiuccio che volle donare al suo paese natale un luogo di culto degno della sua importanza. Il progetto comprendeva non solo la chiesa, ma anche la canonica, la sagrestia e una scuola pubblica annessa, dove il primo maestro fu il parroco don Luigi Rocchi. L’interno, caratterizzato da un’unica navata con quattro altari laterali che fungono da cappelle, è stato sapientemente progettato per apparire più ampio delle sue reali dimensioni. Particolarmente suggestivi sono gli archetti che collegano le paraste laterali, aggiunti dopo il devastante terremoto del 1703 come rinforzo strutturale. Nel 1960, per volontà del parroco don Giulio Giosuè, la chiesa ha acquisito un patrimonio artistico di inestimabile valore quando vi furono trasferiti tutti i tesori d’arte sacra provenienti dalla vecchia chiesa parrocchiale ormai sconsacrata. Tra questi spiccano il Trittico con lunetta di Vittore Crivelli e la preziosa Madonnina in alabastro di manifattura pisana, oltre a una composita Croce astile in argento e un Reliquiario tridimensionale. Un altro benefattore di spicco fu monsignor Michele Albertini Ricci (1778-1855), membro dell’Arcadia di Roma e Protonotaro Apostolico, che arricchì la chiesa di migliorie e istituì un ospedale per i poveri infermi del paese, testimoniando l’impegno sociale della comunità religiosa locale.

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